Giuseppina Ajolfi ci presenta il suo libro di poesie con la stessa gentil espressione con la quale ci offrirebbe un mazzo di fiori.
"Zoccoletti" è veramente un mazzo di fiori, profumato di prato, di bosco, di aria pura. E come è difficile affermare quale sia il fiore più bello in un mazzo di fiori, così è difficile parlare delle poesie che fanno parte del volume "Zoccoletti".
La preziosa presentazione dello scrittore Giuse Carlo Maini è la sintesi più indovinata nell'esprimersi sul contenuto delle poesie di questa "Opera prima" che si presenta già così eccezionalmente qualificata, in quanto sgorga spontanea dal sentimento e ci porta in un suo mondo particolare e personale di ricordi, di affetti, ricca di una spiritualità che avvolge ogni espressione di un particolare delicato profumo.
Giuseppina Ajolfi vive la sua poesia senza neanche rendersene conto, in quanto ella la sente come parte stessa della sua psicologia portata naturalmente alla spiritualità: questo è il pregio maggiore di "Zoccoletti", volumetto che si legge con tanta soddisfazione e poi si torna a leggere e sfogliare per riviverlo pienamente: è una poesia in cui nulla è creato, tutto è profondamente vissuto. Nelle sue liriche vi è veramente / una felicità/ ... fatta di niente/ come ricorda in "Riodo", dedicata a un compagno di giochi. E ne "L'ultima bambola" / tu muta vegliavi / sulle mie notti insonni / ... sedici anni! / già m'ingannava / la vita /.
Semplici, spontanee, delicatissime le poesie dedicate alla madre ed alla sorella Marianna. "Zoccoletti" dedicata alla sorella Mariuccia è la sintesi della sua giovinezza, tra la madre inferma e quella miseria ravvolta in due scialletti neri, ma / allegro il legno degli zoccoletti / risuonava sul selciato /.
Bellissima la lirica "Il pastorello" : / Oh pastorello / nulla tu avevi da donare .../ e l'umile tuo amore / piacque tanto al salvatore.
Non vi è ricerca di effetti letterari nella poesia dalla forma semplice, ma che è viva.
Così in "Notte": / calice di amare solitudini /.
E "Disperazione": /Amami, Dio,/ ama la mia pochezza / ... in cambio della mia vita, della mia disperazione /.
Milano, 18 luglio 1980
M. A. Barbareschi Fino