ZOCCOLETTI



Presentazione

Se la poesia è il linguaggio del sentimento, le liriche che Giuseppina Ajolfi ci presenta in Zoccoletti ne sono una conferma.

Una raccolta di opera prima altamente qualificante e di un lirismo di eccezione in cui vibrano veramente le parole del sentimento che esaltano i valori dell'animo. Una poesia sentita, intima, che si dispiega in un canto ritmico di accenti che coinvolgono, che trascinano fantasia e pensiero perché comprensibile, non oscura, perché semplice direi familiare.

Il mondo poetico della Ajolfi, fatto di ricordi, di affetti, di amori e di sensazioni, si stempera in quell'atmosfera arcadica che non ha fatto il suo tempo come molti credono. Essa, in Zoccoletti, ce la ripropone in una stesura istintiva e moderna, scorrevole e senza cerebralismi o ricerca estetica. La sua poesia è lì, ispirata e contenuta, doviziosa di spiritualità che va oltre la parola che la esprime. Insomma una poesia pulita, una voce libera, pura di toni e di impeti creativi.

Giuse Carlo Maini





IL FABBRO

Ti rivedo ancora
grondante di sudore
battere,
sull' incudine,
il colpo di mazza
sicuro sul ferro
acceso di fuoco.

Garzoncello, scacciavo
dall' inquieta Mora
le fastidiose mosche,
i pungenti tafani,
mentre tu con maestria
la ferravi.

O la Mora
come la ricordo!
scalpitante,
irrequieta!
E la Bigia,
ribelle
con le froge dilatate al vento
eppure al sol tuo tocco
mansueta.

Risento
lontana eco,
il batter di pesanti mazze
in ritmo alterno,
di potenza uguali
tuo e del Battista.
Rimembranze
le mie?
No... felici e dolorosi  ricordi!

Entrambi or riposate.
Tu in marmorea tomba,
lui, chissà...

Voglia una stella vegliarvi
Con amore e pietà.









Commento

Giuseppina Ajolfi ci presenta il suo libro di poesie con la stessa gentil espressione con la quale ci offrirebbe un mazzo di fiori.

"Zoccoletti" è veramente un mazzo di fiori, profumato di prato, di bosco, di aria pura. E come è difficile affermare quale sia il fiore più bello in un mazzo di fiori, così è difficile parlare delle poesie che fanno parte del volume "Zoccoletti".

La preziosa presentazione dello scrittore Giuse Carlo Maini è la sintesi più indovinata nell'esprimersi sul contenuto delle poesie di questa "Opera prima" che si presenta già così eccezionalmente qualificata, in quanto sgorga spontanea dal sentimento e ci porta in un suo mondo particolare e personale di ricordi, di affetti, ricca di una spiritualità che avvolge ogni espressione di un particolare delicato profumo.

Giuseppina Ajolfi vive la sua poesia senza neanche rendersene conto, in quanto ella la sente come parte stessa della sua psicologia portata naturalmente alla spiritualità: questo è il pregio maggiore di "Zoccoletti", volumetto che si legge con tanta soddisfazione e poi si torna a leggere e sfogliare per riviverlo pienamente: è una poesia in cui nulla è creato, tutto è profondamente vissuto. Nelle sue liriche vi è veramente / una felicità/ ... fatta di niente/ come ricorda in "Riodo", dedicata a un compagno di giochi. E ne "L'ultima bambola" / tu muta vegliavi / sulle mie notti insonni / ... sedici anni! / già m'ingannava / la vita /.

Semplici, spontanee, delicatissime le poesie dedicate alla madre ed alla sorella Marianna. "Zoccoletti" dedicata alla sorella Mariuccia è la sintesi della sua giovinezza, tra la madre inferma e quella miseria ravvolta in due scialletti neri, ma / allegro il legno degli zoccoletti / risuonava sul selciato /.

Bellissima la lirica "Il pastorello" : / Oh pastorello / nulla tu avevi da donare .../ e l'umile tuo amore / piacque tanto al salvatore.
Non vi è ricerca di effetti letterari nella poesia dalla forma semplice, ma che è viva.

Così in "Notte": / calice di amare solitudini /.

E "Disperazione": /Amami, Dio,/ ama la mia pochezza / ... in cambio della mia vita, della mia disperazione /.

Milano, 18 luglio 1980
M. A. Barbareschi Fino