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SQUARCI DI RICORDI LONTANI




(foto "I monelli" di E. Agostinoni da "Il Fucino" - 1908)

 Presentazione

Siamo onorati e molto felici di presentare il nuovo libro di poesie della stimatissima e amica Poetessa Giuseppina Ajolfi, che nelle precedenti pubblicazioni ha avuto l'elogio di Giuse Carlo Maini, di Alberico Sala, di Carlotta Mandel, di Antonietta Barbareschi Fino, di Rino Pompei e altri.
Sfogliamo le pagine del manoscritto di questa sua ulteriore fatica letteraria ricordando che la Ajolfi occupa un posto nel Dizionario Storico Letterario dell'Accademia Culturale d'Europa, dove è giustamente inserita.

Dai volumi precedenti di questa autrice, "Zoccoletti" 1980, "Foglie" 1988, "Fascino del Nord" 1998, alcune sue liriche sono state prescelte dai soci del Gruppo Sirio di Milano per una edizione annuale del concorso "Poesie e Colori", in cui i pittori pongono su tela le emozioni e le fantasie suscitate dai versi.

Anche in questa nuova silloge, dal titolo "Squarci di ricordi lontani" gli spunti per un percorso pittorico ricco e variegato sarebbero moltissimi: le immagini evocate dalla Ajolfi sono purissime, adamantine, vivide e addolcite dallo spolverio caleidoscopico della memoria e del cuore.
L'amore che avvolge ogni parola delle tenerissime composizioni poetiche è come un raggio astrale che trasmigra dall'autrice al lettore.
Ogni singolo brano è compiuto in sé ma anche si aggancia al discorso complessivo, che è quello di un passato armonioso, vissuto con dolcezza, descritto con rara sensibilità.

Che dire, ad esempio, di "Ritorno", così intimo, dedicato all'amato paese dell'infanzia, ai suoi "molli prati" e ai "frondosi gelsi", in cui il lettore viene condotto quasi per mano a gustare "gli sciami d'oro aizzati e scompigliati al guado" dai suoi passi vivaci di bambina. 
Anche noi "scendiamo per l'erboso ciglio" di una delle cento e cento vene d'acqua che hanno reso da sempre ricca, bella, verde e struggente la terra di Lombardia.
In queste profumate campagne, nelle estese pianure che scendono al Po, per chi vi ha trascorso l'adolescenza "non era il vento a scompigliare il cuore in boccio..."
Esplodono sentimenti forti, sconosciuti, pronti a radicarsi con tenacia e a prendere il posto degli stupori dell'infanzia.

La Poetessa trova parole soavi per descrivere le antiche emozioni e rivivere le amate cose, siano fontane per attingere, mazzi di myosotis, aratri luccicanti che rivoltano le zolle. E' fissato per sempre l'eloquente incrociarsi di sguardi di una lei e di un lui che scoprono in quell'attimo di avere un destino in comune. "Solo per loro suonava un'arpa d'oro", e ci piace pensare che quella musica li abbia accompagnati tutta la vita.  

L'amore, la famiglia, la campagna: nei versi della Ajolfi, che talvolta si cadenzano in endecasillabi e contengono l'eco di una classica rima, troviamo valori umani eterni.
In essi ci riconosciamo e scopriamo come la poesia ancora una volta abbia saputo scavalcare il tempo, non consentendogli di livellare ogni cosa. Questi sentimenti, ne siamo certi, sopravviveranno per continuare a inviare la loro luce.
 
Bruna Fusi Buttafava  
 



DOV'E'

Dov'è,
l'antico mio paese contadino
allegro e laborioso?
Dove,
i canti sulle aie
dal nascere 
al calar del sole?
Le frotte di monelli...
il garrire delle rondini
in volo?
Mi strugge il rimpianto
e sciogliere vorrei
per lui, nel cielo,
l'amaro mio pianto.




NEL GREMBO ...

al mio Pieppe

Essere con te
sempre:
quando il mandorlo
fiorisce,
quando la zolla 
brucia,
quando il gelo paralizza
lo stelo.
Essere con te
ovunque:
nella gioia,
nel dolore,
nel caldo grembo
del tuo amore.




PREMIO NAZIONALE 2012

POESIA EDITA

Leandro Polverini

con il patrocinio dell’Assessorato

alla Cultura della Città di Anzio

gentile Giuseppina Ajolfi,

siamo lieti di comunicarle che il suo libro di liriche Squarci di ricordi lontani all’esame della giuria ha ottenuto l’assegnazione del 2° posto nella sezione poesia della memoria con la seguente motivazione.

Uno sguardo limpido e visionario su luoghi mentali tangibilmente presenti e liricizzati in un ritmo fascinatorio che sinfonicamente compone la pagina sopra parole che sono il vettore della sostanza, la memoria da preservare laddove la poetessa si sente eccentrica nel deserto dell’esistenza e negli squarci dei suoi ricordi lontani.

Il presidente della giuria

Tito Cauchi