
Presentazione
Giuseppina Ajolfi e i suoi doni di poesia
Tic...tic...tic...Sembra il battito di un cuore, lo scandire di un ritmo suadente intriso di poesia e di musica.
Ma no! È il rumore degli zoccoletti che riparano e proteggono due teneri piedi di bimba e Zoccoletti è il titolo dell’opera prima di una poetessa limpida e spontanea, che canta così come respira, senza ricerche, né schermi, né infingimenti.
In queste pagine vi è tutta la luminosità di una infanzia serena, sono custoditi i ricordi e gli affetti che segnano una intera esistenza dedicata alla famiglia, al lavoro, e si dilata fino ad abbracciare tutta l’umanità che opera e che soffre.
Come non spalancare la porta del cuore a quest’ansia di dolci sentimenti non mai cancellati né sopiti?
Rivive l’esile figura della sorella Mariuccia, «ormai tra le assi/ di una bara», e del tempo in cui scandiva le ore povere e serene lo scalpiccio di quattro zoccoletti e la visione di due scialletti neri che avvolgevano le gracili membra delle bimbe.
Altri temi, assolutamente originali nella loro semplicità disarmante, catturano il lettore: è la rievocazione di giochi infantili, quando bastavano pochi cocci di vetro colorato per «una felicità fatta di niente»; quando tutto era amore, quasi preghiera; quando ogni situazione, ogni anelito è pretesto di canto, è conquista di bellezza. Il lamento di un cane nella notte, l’ultima bambola, il ritorno dell’estate...
A questo primo volume di piccolo formato, dalla copertina semplice, senza illustrazioni né fregi, che non vuole attrarre l’attenzione, ma tende piuttosto a nascondersi, a scusarsi quasi di esistere, fa seguito il secondo libro di Giuseppina Ajolfi: Foglie. Qui l’autrice si presenta con maggiore sicurezza, le sue ali si sono irrobustite, essa ha preso coscienza del proprio valore, la sua voce si fa meno sommessa. Anche se non di molto, il formato si è accresciuto, la carta e la copertina sono di migliore qualità.
Prima ancora di essere dato alle stampe, Foglie ha vinto un prestigioso primo premio al concorso di poesia del Lions Sforzesco di Milano, e l’edizione si arricchisce di una presentazione autorevole e affettuosa di Alberico Sala, che afferma fra l’altro: «Le foglie di Giuseppina Ajolfi non sono secche, né morte: non compongono un’elegia. Confortano la convinzione che la poesia possa intervenire a mutare la coscienza dell’uomo, concorrere a rendere meno crudeli i giorni della vita».
Anche Foglie, come già Zoccoletti, è dedicato, e non solo formalmente, agli affetti familiari e ai ricordi dell’infanzia. “Papaveri” rievoca la mamma scomparsa; “Risveglio” è un alto grido d’amore, una testimonianza di fedeltà consapevole e di reciproca fattiva gratitudine; Maria Teresa e Katy, le due figlie adorate, ricorrono nel canto armonioso.
E dal passato ritorna, vivo, reale, il monello che cela fra il petto e la camicia il nido con gli implumi pigolanti. Un ritratto suggestivo.
Abbiamo il diritto di attendere da Giuseppina Ajolfi altri e altri canti.
Come sarà il suo terzo libro? Forse siamo già in grado di anticiparne il contenuto. Esso ci porterà lontano dal piccolo nido lombardo, in una terra che le è altrettanto cara poiché vi abita, sposa felice, la sua primogenita. Una terra, la Danimarca, che ha lasciato in Giuseppina Ajolfi, a ogni viaggio, a ogni sosta a Copenaghen, tracce profonde. Analogie e contrasti, ma anche tanto affetto, tanta umana comprensione. Sarà il terzo regalo armonioso. Già qualche pagina è scritta, già un titolo è pronto per il volume: il Fascino del Nord. E dalla terza raccolta saranno certamente affascinati anche i lettori.

